Il curioso caso dei caccia F-35. Contro-narrazioni, opinione pubblica e difesa italiana.

Lo scopo principale di Venus in Arms è alimentare il dibattito sui temi della difesa, della sicurezza e delle relazioni internazionali, con una particolare attenzione rivolta all’Italia e all’Europa. L’idea è fornire una prospettiva “accademica” rispetto ad argomenti di discussione generale, senza la pretesa di promuovere una visione “alta” o “colta” delle cose ma con l’ambizione di delineare un quadro di analisi dettagliato ed articolato, che vada oltre le contingenze delle polemiche politiche.

Uno dei temi maggiormente controversi negli ultimi anni è stato l’acquisizione dei caccia F-35. La questione (cosa rara per la Difesa italiana) ha attirato una notevole attenzione mediatica, anche grazie alla vasta campagna promossa da organizzazioni pacifiste e disarmiste per contrastare il programma militare JSF.

All’interno di un più ampio progetto di ricerca volto a indagare il rapporto tra narrazioni strategiche, contro-narrazioni e opinione pubblica italiana, un caso di studio riguarda proprio il dibattito sui caccia F-35.

Il paper (“An alternative view: Counter-narratives, Italian public opinion and security issues”, presentato il 21 Novembre alla Conferenza Annuale dell’ASMI a Londra) esamina la natura e le caratteristiche delle cosiddette contro-narrazioni adottate da partiti e movimenti al fine di contrastare la narrazione strategica impiegata dai governi per giustificare determinate scelte nell’ambito della difesa e della sicurezza (per esempio, l’invio di soldati in missioni militari).

Ma cosa sono le “narrazioni strategiche”? Freedman definisce lestrategic narratives come: “Compelling storylines which can explain events convincingly and from which inferences can bedrawn” (2006, p.22). Le “narrazioni” sono modalità con le quali specifiche issue sono strutturate dagli attori e presentate al pubblico. Le narrazioni strategiche vanno studiate in relazione allaloro capacità di conquistare il consenso dell’opinione pubblica.

Le narrazioni strategiche sono trame convincenti, storie che possono spiegare gli eventi in maniera persuasiva. Le narrazioni sono strategiche perché sono costruite intenzionalmente, con il deliberato scopo di collegare tra loro gli eventi, formulare risposte che possano illustrare una determinata prospettiva della realtà evidenziando vincitori e vinti. Esse contengono messaggi, espliciti e non, circa futuri obiettivi, interessi percepiti e modalità di azione. Non si tratta di “storie inventate”, né di solo marketing o di pura propaganda, bensì di narrazioni capaci di ispirare il pubblico, introducendo termini e concetti tramite i quali gli attori identificano valori e obiettivi. Attraverso una storia convincente, la narrazione rende accettabili determinate scelte politiche (come quella di intervenire in un conflitto o di acquisire nuovi armamenti) che altrimenti non raccoglierebbero grande consenso.

La letteratura recente ha messo in luce quanto gli atteggiamenti del pubblico verso un conflitto siano modellati proprio dal tipo di narrazione che viene elaborata.

Quali sono i fattori che hanno reso convincenti le diverse strategic narrative di  fronte all’opinione pubblica italiana? Il grado di chiarezza degli obiettivi della missione, la consistenza con la realtà operativa, la coerenza con i valori (in primis pace e multilateralismo) e gli interessi nazionali, le prospettive di successo, la strategia di comunicazione e l’esistenza di “contro-narrazioni”, sono gli elementi-chiave che permettono di valutare l’efficacia della narrazione strategica.

De Graaf and Dimitriu (2012) parlano di “narrative dominance” intesa come bilancia tra narrazione e contro-narrazione. L’assenza di “storie alternative” garantisce un fondamentale supporto per la narrazione dominante. Al contrario, il sostegno del pubblico può essere eroso da “compelling counter-narratives designed to expose internal contradictions or weaknesses within the official strategic narratives” (Ringsmose and Børgesen 2011: 524). Pertanto, l’analisi delle contro-narrazioni rappresenta un passo decisivo per comprendere l’intricato rapporto tra narrative, security issue e opinione pubblica.

Il paper esamina due casi di studio: la missione militare in Libia del 2011 e, appunto, la decisione di acquisire i caccia F-35. Quali sono i contenuti delle contro-narrazioni strategiche che sono state elaborate da partiti e movimenti per contrastare la scelta di intervenire in Libia e di partecipare al programma JSF? Perché (per citare gli Smiths) some counter-narratives are more effective than others?

Attraverso interviste semi-strutturate, sondaggi, frame e discorse analysis di giornali, riviste e dibattito parlamentare delle ultime legislature, lo studio esamina la natura delle counter-narrative e ne valuta il complessivo livello di efficacia.

La ricerca è ancor in fase preliminare (un altro caso di studio affrontato ma non sviluppato appieno è il recente invio di armi in Iraq) ma permette di trarre già alcune indicazioni in seguito all’ampia analisi empirica. Questi sono alcuni dei risultati principali che riguardano il “caso F-35”.

1) Le forze armate, contrariamente a quanto avvenuto rispetto ad altri temi (come le missioni militari), hanno svolto un ruolo di primo piano nel delineare una precisa narrazione in merito al programma JSF. Gli elementi centrali della narrative sono stati finora i seguenti:

  • Urgente necessità di ammodernare la flotta composta da“aerei obsoleti”;
  • Rilevanza della partecipazione italiana a un progetto multinazionale tecnologicamente avanzato, fondamentale per garantire interoperabilità con alleati e ritorno industriale (anche grazie alla FACO di Cameri);
  • Incomparabili capacità di un caccia di quinta generazionenche può garantire un ampio spettro di missioni.
2) I partiti politici, di centro-destra e centro-sinistra, che hanno sostenuto la necessità di acquistare i caccia hanno puntato sui seguenti frame dominanti:
  • Frame tradizionale delle “missioni di pace”. Come evidenziato dall’ex Ministro Mauro: “ se si ama la pace bisogna armare la pace”;
  • Rilevanza strategica dei caccia per la Difesa italiana. La domanda non è se ci servono gli F-35 ma se: “Ci servono ancora le forze aeree?”;
  • Assenza di alternative (in particolare per la portaerei Cavour), data la necessità di sostituire un ampio numero di vettori;
  • Vantaggi economici (in primis in termini di posti di lavoro) legati alla partecipazione italiana al programma;
  • Frame della sicurezza dei soldati (importante sebbene impiegato marginalmente), garantita proprio dai nuovi aerei.
3) Il network di associazioni e movimenti che hanno contrastato la decisione di dotarsi dei caccia ha sviluppato nel corso degli anni un’ampia e strutturata campagna: “Taglia le Ali alle Armi”. Schematicamente possiamo evidenziare come accanto ai tradizionali frame “pacifisti”, che esprimono una nettacontrarierà valoriale rispetto all’acquisto del programma militare, troviamo una molteplicità di frame diversi, incentrati su aspetti economici e strategici. In particolare la contro-narrazione si è basata su:
  • Aligned frames volti a collegare costantemente i costi crescenti del programma agli ambiti nei quali tali fondisarebbero potuti essere impiegati (“con un F-35 possiamo costruire 387 asili e 21 treni per pendolari”). Un tradizionale approccio di “butter or guns” che la crisi finanziaria ha naturalmente agevolato.
  • Frame tesi a mettere in luce l’ambiguità della narrazione dominante: dai presunti vantaggi economici derivanti dal programma fino alle difficoltà tecniche incontrate dal mezzo, con ampio ricorso a rapporti ed analisi di centri di ricerca internazionali. In tal senso, però, il dato maggiormente rilevante è il crescente livello di expertise e approfondimento degli studi promossi dalle stesse organizzazioni. Un grado di analisi riconosciuto dal parlamento stesso che non si riscontra (anche per il tema trattato) in altri ambiti (come “le missioni di pace”).
  • Frame che riguardano la dimensione strategica connessa all’acquisizione dei caccia, a partire dalla loro funzione nelle operazioni contemporanee fino alle conseguenze relative ad una Difesa Europea e alle sue possibilità di integrazione
  • Frame legati ai diffusi riferimenti valoriali della pace e del disarmo (si pensi al tradizionale focus dedicato all’Articolo 11 della Costituzione).
4) I partiti politici contrari all’F-35 hanno spesso riproposto alcuni dei frame citati dalla campagna, enfatizzando i seguenti elementi:
  • Le difficoltà del programma sul piano dei costi, della performance e dei ritardi (“è un pozzo di San Patrizio”, oppure, citando il Senatore Di Pietro: “Il mio trattore funziona meglio ed è più sicuro”);
  • L’inconsistenza tra narrazione dominante “pacifista” e “reali” valori della pace (“è un aereo da attacco!”);
  • Le possibili duplicazioni tra F-35 ed Eurofighter ;
  • La mancanza di informazioni e dibattito (dal 2009 al 2012 il governo non ha presentato rapporti annuali sul programma);
  • Frame di tipo “strategico” volti a enfatizzare l’assenza di minacce tali da ricorrere all’acquisito di un caccia simile (“Chi ci attacca? I tedeschi? I visigoti?”)

Anche in questo caso si è fatto ricorso ad aligned frames per collegare le decisione di investire risorse ingenti nell’F35 invece spendere soldi pubblici in altri ambiti segnati dal contesto di crisi economica (si va dalla scuola ai Canadair, dalla Sanità ai Carabinieri, dalla protezione civile alle aree affette da calamità, dalla cooperazione allo sviluppo fino alla “lotta contro le slot machines”)

5) Il livello del dibattito pubblico e parlamentare aumenta a partire dalla fine del 2012 (in seguito alla riforma Di Paola e decisione di ridurre il numero di caccia da acquistare). Ma è l’inizio della nuova legislatura (a partire da metà 2013), a favorire un vero e proprio incremento della discussione, sia a livello mediatico sia in termini di attività parlamentare. Ciò è dovuto ad una pluralità di fattori: il successo del Movimento 5 Stelle (da sempre contrario agli F-35), il ritorno di formazioni di sinistra come SEL in parlamento, l’elezione di esponenti di spicco dei movimenti (come Giulio Marcon), il ruolo dei numerosi “parlamentari della pace”.

6) La contro-narrazione si dimostra fino a questo momento efficace. Il paper non si pone l’ambizione di provare nessi di causalità o correlazioni ma cerca di osservare la co-evoluzione tra narrazioni, andamento del dibattito e giudizio dell’opinione pubblica.  Cosa può indicare, quindi, un buon livello di efficacia da parte della contro-narrazione adottata da partiti e movimenti?

L’opinione pubblica italiana (circa l’’82%, secondo i dati dell’Osservatorio Politico del Centro Italiano di Studi Elettorali) è contraria al progetto. Non sono molte però le rilevazioni demoscopiche che si concentrano esclusivamente sugli F-35.

  • Dal 2012 in poi è stato ridotto il numero degli aerei che l’Italia si impegna a comprare, da 131 a 90. Più recentemente la “mozione Scanu” impegna il governo a “chiarire criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto”, in linea con le indicazioni contenute nell’indagine conoscitiva della Commissione Difesa.
  • Il livello di dibattitto e discussione complessivo è notevolmente aumentato. Il processo di elaborazione del Libro Bianco ne è un’ulteriore prova.
  • I principali leader dei partiti italiani, da Bersani a Berlusconi, arrivando fino a Renzi, hanno espresso seri dubbi (se non aperta contrarietà) rispetto al programma. In altre parole, il clima politico verso il tema è decisamente cambiato.
  • I sostenitori dell’acquisto dei caccia riconoscono apertamente due aspetti rilevanti. Il primo è la necessità di cambiare la narrativa, di “trovare una storia più efficace per convincere l’opinione  pubblica”. Il secondo riguarda la credibilità delle fonti di informazioni sui caccia garantire dalla campagna e ritenute “le migliori” anche da molti supporter del progetto.

In conclusione, possiamo affermare come fino a questo momento la “strategic dominace” sia negativa. La contro-narrazione, cioè, appare più convincente della narrative ufficiale, spesso costretta ad inseguire su temi ed argomenti proposti dalla prima. La dimensione economica del progetto e il suo costo sono diventate il cuore della discussione pubblica. Le “storie” che si contrappongono non attengono unicamente alla dimensione valoriale (si/no alle armi). La moralità non riguarda solo alla decisione di comprare armi ma concerne in primis la scelta di spendere fondi pubblici ingenti per un programma militare caratterizzato anche da ritardi e problemi tecnici.

In generale il clima politico è mutato, il programma è stato ridotto, l’opinione pubblica è contraria, l’immagine di un aereo“inefficace” domina il dibattito.

In sintesi, dal punto di vista della contro-narrazione l’aspetto rilevante riguarda la complessa natura del “plot” adottato da partiti e movimenti, capace di andare oltre al solo frame della pace e del disarmo. Sarà interessante capire se in altri ambiti, in altri contesti(non così segnati dalla crisi economica) e in altri parlamenti, quegli stessi attori saranno capaci di sviluppare contro-narrazioni di questo tipo.

Per quanto riguarda l’F-35, le scelte definitive sul programma saranno condizionate dall’approvazione del tanto atteso Libro Bianco. Collegare la decisione di acquisire programmi militari a chiari obiettivi strategici appare saggia, al di là delle contingenze politiche del momento. Un’ovvietà, ma non nel caso italiano.

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Comments

  1. Riccardo says

    Salve,
    ma il paper dove lo posso trovare? E’ stato pubblicato (nel caso mi date i riferimenti) oppure è disponibile come working paper per il download (link)?
    Grazie
    Riccardo

    • ViA says

      Al momento è un unpublished paper presentato alla conferenza ASMI. Tra qualche settimana apparirà in versione draft sul sito dell’International Studies Association perché una versione estesa sarà presentata alla ISA conference di New Orleans di inizio 2015.
      Se ha bisogno di ulteriori info e dettagli faccia sapere naturalmente.

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