I nodi della Difesa italiana

Prima della pausa estiva avevamo lasciato la Difesa italiana alle prese con molteplici fronti aperti: dall’elaborazione del Libro Bianco all’approvazione del decreto missioni, senza dimenticare il costante dibattito su tagli, spending review e F35. Nel frattempo, l’impegno militare nazionale in operazioni oltre confine è andato gradualmente riducendosi, in attesa del più ampio ritiro dall’Afghanistan previsto per la fine del 2014.

L’esplodere della crisi irachena ha costretto deputati e senatori a tornare anzitempo dalle ferie agostane per discutere dell’invio di armi ai “curdi” per combattere l’ISIS (da notare come i media forniscano maggiori dettagli dei diversi acronimi di ISIS/ISIL/IS rispetto al buio informativo che riguarda formazioni curde come PKK e YPG, decisive finora nel contrastare i jihadisti nella regione). A Settembre, con la piena ripresa dei lavori parlamentari, la Difesa italiana si trova così ad affrontare numerose questioni urgenti. Lo stato di palese “insostenibilità” dello strumento militare richiede decisioni fondamentali per il futuro di tutta la Difesa.

Come una sorta di agenda o promemoria vogliamo elencare schematicamente i nodi principali della Difesa, i temi che dovranno essere obbligatoriamente affrontati e discussi da qui al prossimo Natale.

  • Libro Bianco

Il Ministero della Difesa ha ormai avviato il processo di elaborazione di un nuovo Libro Bianco (dopo ben 12 anni di attesa!). Venus in Arms ha già commentato positivamente l’intenzione di alimentare un dibattito pubblico su questo tema. Le prime iniziative (alle quali abbiamo anche partecipato) hanno rappresentato un importante primo passo. Occorre però che la discussione non rimanga statica ma venga promossa e sostenuta con continuità. Le scelte che il documento strategico dovrà compiere sono decisive, in primis in relazione agli scopi che la Difesa nazionale si dovrà porre nel mutato contesto internazionale e alle strutture e agli approcci necessari per realizzarli.

  • F35

Il tema, scottante e controverso, è da mesi al centro del dibattito mediatico, e ci ricorda quanto la riflessione nazionale sia ancora guidata (principalmente) da considerazioni di carattere economico. Il Governo ha evidenziato come la decisione definitiva circa l’acquisizione di nuovi F35 (e di altri programmi militari rilevanti) dovrà essere condizionata dagli obiettivi strategici delineati dallo stesso Libro Bianco. In realtà la discussione parlamentare (con la recente mozione del PD tesa a dimezzare il budget finanziario previsto per i caccia, in linea con le conclusioni dell’indagine conoscitiva approvata in Commissione Difesa) sembra illustrare un percorso ben diverso. Le prossime scelte dell’esecutivo in materia di spending review potrebbero ancora coinvolgere i programmi militari (per quanto siano tutti concordi nel ritenere il bilancio “sbilanciato” verso le spese per il personale come il fattore cruciale dell’insostenibilità finanziaria della Difesa).

  • Missioni

Fino a un paio di anni fa, la media dei soldati impiegati in operazioni fuori area nel nuovo secolo si aggirava attorno alle 8-9.000 unità. I decreti di rifinanziamento delle missioni hanno mostrato la crescente riduzione del numero degli effettivi (poco più di 4.000), in attesa che venga completato il ritiro dall’Afghanistan (e stabilito il reale contributo della prossima operazione Resolute Support). In parallelo, il livello di approvazione dell’opinione pubblica rispetto alle missioni italiane nel nuovo secolo è stato generalmente basso, sicuramente inferiore a buona parte delle operazioni condotte negli anni Novanta. La crisi economica, il fallimento di interventi drammatici e costosi, la crescente difficoltà nel risolvere militarmente le crisi contemporanee e la perdurante mancanza di una nuova narrazione strategica che sostituisca l’ormai stanca e vuota retorica delle “missioni di pace”, rappresentano i fattori decisivi per comprendere la stanchezza del pubblico verso gli interventi all’estero. Nei prossimi giorni, intanto, i movimenti pacifisti e disarmisti torneranno in piazza a far valere la proprio voce (assai esile sul piano delle missioni, efficace finora sul quello delle spese militari). In generale, il ritiro dall’Afghanistan e l’apertura di nuove aree di crisi impongono un ripensamento dell’impegno nazionale all’estero. La diminuzione dei contingenti all’estero ha comunque già portato ad alcune conseguenze, iniziando a incidere sulla voce di bilancio (finora garantita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) relativa alle missioni. Proprio questo canale di finanziamento ad hoc si è rivelato cruciale nel garantire un adeguato livello di preparazione delle truppe e nel sostenere il processo di trasformazione della componente operativa delle forze armate italiane. La riduzione di tali risorse potrebbe avere conseguenze significative per il processo di evoluzione della Difesa. Dal punto di vista geopolitico, infine, i recenti decreti hanno evidenziato un crescente interesse verso l’area del Nord Africa e Sahel, sebbene con un numero di unità dislocate assai limitato. I prossimi mesi aiuteranno a capire il potenziale sviluppo di questo nuova direzione geografica per la politica di difesa italiana. Sarà soprattutto la situazione in Libia a dover essere monitorata con estrema attenzione, vista l’instabilità del paese e i molteplici interessi nazionali in gioco.

  • Iraq

Le ultime settimane hanno poi riportato al centro dell’attenzione generale il (mai sopito) conflitto in Iraq. La decisione di inviare armi per combattere l’ISIS è stata approvata a maggioranza dal Parlamento. È stato anche fornito il dettaglio del materiale in questione, sollevando alcune critiche rispetto a qualità e quantità dello stesso. Al momento sembra che l’Italia possa limitarsi a garantire un supporto in materia di training (uno degli asset principali della Difesa) e mezzi di trasporto. A breve conosceremo meglio le intenzioni del governo, anche in seguito alla definizione di una compiuta strategia da parte statunitense. Sicuramente, la volontà generale è quella di non ripetere gli errori devastanti del passato (fondamentali anche per capire la prudenza e la riluttanza di Washington nei confronti di un intervento più ampio sul terreno).

  • Europa e NATO

I contesti multilaterali di riferimento, infine, stanno vivendo un significativo momento di trasformazione. L’Italia, che ha visto Federica Mogherini assumere la carica di Alto Rappresentante, ha concentrato il proprio impegno europeo (al di là delle vitali questioni economiche) sul tema della gestione condivisa dei flussi migratori nel Mediterraneo. In pochi anni l’Italia è passata dai respingimenti in collaborazione con il feroce regime libico a una responsabilità maggiore attraverso la discussa missione “Mare Nostrum”.  In attesa di un approccio coerente e definitivo, conosceremo meglio le funzioni specifiche che svolgerà la nuova “Frontex Plus”. Nel frattempo, tra crisi in Ucraina e prossimo ritiro dall’Afghanistan, anche la NATO si trova di fronte alla necessità di ripensare e modificare il proprio approccio e la propria struttura. La trasformazione militare italiana è stata fortemente connessa al framework dell’Alleanza negli ultimi anni (a livello di operazioni, dottrina, addestramento, ecc.). L’evoluzione della NATO rappresenta, quindi, un tema decisivo per il futuro della Difesa.

In conclusione, i nodi che la Difesa italiana deve affrontare nelle prossime settimane sono molteplici e complessi. L’Italia è chiamata a completare finalmente il processo di superamento della pesantissima eredità della Guerra Fredda, portando a compimento la definita trasformazione dell’intero comparto della Difesa. Senza affrontare tutti gli ostacoli ancora posti dalle legacy bipolari (sul piano economico, culturale, organizzativo ed economico) nessuna riforma adeguata potrà mai essere realizzata.

Dalla sua nascita (sono quasi passati 6 mesi!) il nostro blog si è sempre posto l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla Difesa e di rappresentare un forum di discussione sui temi della sicurezza e delle relazioni internazionali. Anche i prossimi mesi proseguiremo nel nostro intento iniziale, con qualche novità: amplieremo il sito con nuove sezioni tematiche e promuoveremo l’organizzazione di un workshop sullo stato della Difesa italiana (probabilmente a Novembre/Dicembre). Siete tutti invitati già da ora…

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Comments

  1. Giovanni Martinelli says

    Se mi è permesso, tra i nodi che dovranno essere affrontati e discussi di qui a prossimi mesi dovrebbe rientrare anche la questione legata alla Legge di Stabilità 2015 (e alla collegata Legge di Bilancio 2015-2017).
    Per quanto di natura per certi aspetti diversa dai temi sopra elencati, appare ovvio che le (solite) problematiche legate alle risorse disponibili non potranno certo costituire una variabile indipendente rispetto a questi stessi temi.
    Ricordato brevemente come il combinato disposto della Legge di Stabilità 2014, del DL 66/2014 e Decreto per le missioni all’estero abbia già prodotto un taglio dei fondi disponibili per il corrente anno pari a oltre 1,1 miliardi di euro sul 2013, non si può certo tacere della prospettiva che il comparto Difesa sia destinato a essere oggetto di nuovi tagli.
    Ora, sebbene quantità e qualità di tali tagli debbano essere ancora definiti, appare interessante notare come (ancora una volta) si sia in presenza di una vera e propria anomalia.
    Per quanto comprensibile rispetto alle condizioni di finanza pubblica e di congiuntura economica del Paese, resta il fatto che si procederà ancora una volta in una pressoché esclusiva ottica contabile-ragionieristica, con una scarsa (se non nulla) attenzione alle reali esigenze di sicurezza del Paese.
    Di più, ancora una volta saranno contraddette non solo le dichiarazioni della Ministra della Difesa ma (al tempo stesso) si assisterà un altro colpo al ‘Libro Bianco della Difesa’ (peraltro già scomparso dai radar del dibattito pubblico), le cui linee guida sembravano ben più promettenti in termini di approccio complessivo.
    Tema delle risorse che, peraltro, si lega anche un altro evento recente e cioè il vertice NATO del 4-5 settembre scorso.
    Tra i punti principali approvati al suo termine troviamo infatti la rinnovata (nonché rafforzata) attenzione verso il tema delle risorse da destinare alla Difesa da parte di singoli Paesi membri.
    Sbrigativamente riassunto dalla stampa italiana nell’invito di portare queste spese al 2% del PIL, in realtà esso comprende dei passaggi che per il nostro Paese assumono una rilevanza ancora maggiore.
    Nella dichiarazione finale del vertice si legge infatti:
    “Allies whose current proportion of GDP spent on defence is below this level will:
    – halt any decline in defence expenditure;
    – aim to increase defence expenditure in real terms as GDP grows;
    – aim to move towards the 2% guideline within a decade with a view to meeting their NATO Capability targets and filling NATO’s capability shortfalls.”
    Il punto è che a fronte di questi impegni (sottoscritti, lo si ricorda, anche dal nostro Presidente del Consiglio), il rischio concreto è che questo Governo non solo non possa/voglia rispettare l’ultimo di questi tre atti di indirizzo (oggettivamente e obiettivamente impossibile, per tutta una serie di ottime ragioni), non solo non possa/voglia cominciare a invertire la tendenza con un primo aumento delle spese per la Difesa (già molto meno impossibile da realizzare) ma, addirittura, non intenda neanche far fonte al minimo impegno di non produrre un ulteriore taglio a tali spese.
    Con, oltre al mancato rispetto di impegni presi in ambito internazionale, un ulteriore elemento critico da riferire ancora alla questione ‘Libro Bianco’.
    Così come indicato dalla stessa Ministra della Difesa, e ribadito anche dal Consiglio Supremo di Difesa del 18 giugno scorso, tra gli obiettivi dichiarati di questo documento c’è in particolar modo quelli di disegnare “la strategia evolutiva delle Forze Armate sull’orizzonte dei prossimi 15 anni”.
    Intento ampiamente condivisibile e, forse, già fin troppo ambizioso in condizioni normali.
    Praticamente impossibile nel contesto italiano, caratterizzato da comportamenti talvolta confusi, spesso contraddittori, ben poco lineari.
    Un contesto che, per certi versi (e come insegna anche la ‘vicenda F35’) appare ben più incline alla demagogia, condita da una certa dose di ‘schizofrenia’, che non non alla logica e alla ragione.
    Unico motivo di consolazione, il fatto che l’attuale momento storico ci restituisca una situazione del tutto priva di minacce e di rischi, con la pace tra le genti che regna sovrana e con la prospettiva di un futuro non meno tranquillo…!

  2. ViA says

    Certo che è permesso! Anzi è incoraggiato! Venendo al post, abbiamo cercato di “diluire” il tema della prossima legge di stabilità in quasi tutti i punti toccati, dall’F35 alle missioni. Ma ha ragione nel sottolineare la centralità della cosa e nel vedere questo appuntamento come rilevante. Probabilmente nuovi tagli verranno fatti. Di sicuro se l’esercizio dovesse essere toccato ancora la Difesa può chiudere i battenti. Al contrario, nonostante i tagli recenti, duplicazioni e sprechi non sono scomparsi. Ma, come giustamente sottolinea, senza affrontare l’argomento da una prospettiva diversa da quelle della contingenza, dell’emergenza, si andrà poco lontano. siamo in attesa di capire i passi ulteriori sul piano politico-strategico…

  3. Giovanni Martinelli says

    In effetti, qualche debole spiraglio si era aperto proprio attraverso la voce della stessa Ministra della Difesa; sennonché, considerando che sua attendibilità su simili questioni si era già dimostrata pressoché nulla, nutrire più di un dubbio appariva a dir poco legittimo.
    E infatti… l’ipotesi secondo la quale “Probabilmente nuovi tagli verranno fatti” può già essere tranquillamente trasformata in: “Sicuramente nuovi tagli verranno fatti”.
    Non più tardi di giovedì scorso, infatti, la Ministra Pinotti ha confermato nel corso di un ‘question time’ al Senato che il suo Ministero è già al lavoro per individuare i settori in cui tagliare le proprie spese per far fronte alla richiesta di un intervento pari al 3% del bilancio; così come anticipato pochi giorni dal Presidente del Consiglio.
    Ora, per quanto possa apparire prematuro formulare delle ipotesi in questo momento (stante l’assenza di cifre precise), provare a tracciare uno scenario di massima potrebbe essere comunque di una qualche utilità.
    Ebbene, il 3% del bilancio del Ministero della Difesa equivale a 600 milioni di euro circa; soldi che però, così come da tradizione, verrebbero poi sottratti alla sola Funzione Difesa.
    A questa cifra andrebbero aggiunti i 112,8 milioni per effetto del DL 66/2014.
    In totale, 710 milioni circa.
    Per ora, perché in realtà non può certo essere esclusa l’ipotesi di una Difesa che paga un conto più ‘salato’ di altri; il che non sarebbe né una novità né una sorpresa.
    A ogni modo, e con queste cifre, la Funzione Difesa per il 2015 si assesterebbe intorno ai 13.200 milioni di euro rispetto ai 13.915,5 milioni indicati nel DPP 2014-2016; somma in netto (e ulteriore calo) rispetto ai 13.585,5 milioni per il 2014.
    Ovviamente, la “madre di tutte le domande” è: dove tagliare?
    Sull’Esercizio non appare materialmente possibile a fronte del fatto che si è già al limite del blocco dell’operatività dello strumento; il tutto a fronte del fatto che il 2015 registrerà comunque l’ennesima ‘limatura’ di fondi sul 2014 (- 88 milioni di euro).
    Sul Personale non c’è molto da dire; giusto il tempo per ricordare come, in assenza di misure ‘drastiche’ (ma evidentemente impopolari), la discesa di tale capitolo di spesa sarà un percorso lungo e non privo di difficoltà.
    Dunque, resta solo l’Investimento il quale diventa così l’indiziato numero 1 (se non esclusivo) per nuovi interventi di riduzione; da notare che se così fosse/sarà, il totale dei tagli sugli stanziamenti iscritti a bilancio sfiorerebbe la non indifferente cifra di circa 5 miliardi di euro tra il 2012 e il 2015. Una media di oltre 1 miliardo di euro per ciascuno dei 4 anni!
    Ma non è tutto; pare oramai prossimo il varo di un provvedimento che mira ad alleviare gli effetti di blocco contrattuale sui dipendenti del pubblico impiego. Da più fonti si apprende che tale provvedimento, volto a eliminare in particolare gli effetti dei tetti stipendiali, dovrebbe impattare per circa 350 milioni di euro sul bilancio della Funzione Difesa. Altrimenti detto, si materializzerebbe una situazione nella quale la Funzione Difesa medesima vedrebbe aumentare i fondi a propria diposizione fino al livello dei 13.550 milioni di euro; in pratica, e sempre ‘spannometricamente’ parlando, una cifra che non riuscirebbe nemmeno a pareggiare il già risicato bilancio 2014.
    Ma è nella tradizionale analisi dei singoli capitoli di spesa che l’analisi si farebbe ancora più preoccupante; in un simile contesto, le risorse per il Personale schizzerebbero infatti a oltre 10,1 miliardi di euro, arrivando a incidere per oltre il 75% del totale, laddove a Esercizio e Investimento non resterebbe che spartirsi il restante 25% circa.
    Anche ipotizzando le tradizionali iniezioni di fondi supplementari dal MISE e dal MEF, peraltro nient’affatto scontate, la situazione non potrebbe certo migliorare di molto.
    In questo quadro, nel quale nulla sembra procedere nella direzione che sarebbe auspicabile, torna così d’attualità la vicenda Libro Bianco; al netto di una doverosa prudenza in virtù del fatto che il documento definitivo deve essere ancora presentato, non si può non rilevare come in presenza di una situazione del genere diventi sempre più difficile immaginare che un simile documento possa (da solo o quasi) risolvere una simile quantità/qualità di problemi.
    Nel breve volgere di 6/7 mesi, a stesura del Libro Bianco già iniziata, la Difesa ha subito o subirà 3 successivi interventi di riduzione di fondi; si è cominciato con il DL 66/2014, poi è stata la volta del Decreto Missioni e il percorso si completerà (forse) con la Legge di Stabilità 2015.
    In una parola sola: “delirio”.
    Cambiano cioè i protagonisti, cambia il copione, cambiano le scenografie ma lo spettacolo resta sempre lo stesso.
    Impegni in campo internazionale sottoscritti oggi e (sostanzialmente) stracciati il giorno dopo, una lunga sequenza di buoni propositi e roboanti promesse regolarmente disattese con, in conclusione, una situazione che non solo non registra alcun segnale di miglioramento ma che (addirittura) appare perfino impossibile riuscire a stabilizzare.
    Se il vecchio adagio “due indizi fanno una prova” ha ancora un qualche significato e considerando che, nella situazione specifica, di indizi che ne sono diversi, si potrebbe anche concludere che lo sforzo della Ministra della Difesa (portato avanti con il discreto appoggio del Quirinale) di affrontare in maniera organica (cioè lucida e razionale) i temi della sicurezza e della difesa del nostro Paese stia soccombendo di fronte sia a certe spinte emotive ancora presenti nel Paese sia (anzi, soprattutto) alla forza di un Presidente del Consiglio il cui livello di impreparazione e inadeguatezza rispetto a questi stessi temi è (oggettivamente) drammatico.

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