La missione in Niger e la politica di difesa italiana. Un’analisi.

A quanto sembra, l’Italia invierà un contingente militare (circa 500 unità) in Niger. Sia il Primo Ministro Gentiloni che la responsabile del Dicastero della Difesa Pinotti hanno confermato la prossima operazione italiana nel Sahel. Nei prossimi giorni il Parlamento affronterà la questione e avremo maggiori dettagli rispetto al tipo di attività previste sul campo. Sono comunque già emersi alcuni particolari relativi al prossimo impegno delle forze armate oltre confine. Come scrive la Rivista Italiana Difesa: “La missione, che verrà dispiegata nel Paese del Sahel nelle prossime settimane, avrà il compito di addestrare le Forze Armate e di Polizia nigerine e supportarle nel controllo e monitoraggio di un’area strategica al confine con la Libia, fondamentale per i flussi migratori ed i traffici diretti verso l’Europa e l’Italia […] La missione sarà composta da un numero massimo di 470 militari ed oltre 100 veicoli e si schiererà sul terreno in 3 fasi con una prima aliquota di 30 unità, poi 120 ed il totale entro la fine dell’anno”.

Quali gli obiettivi della missione? Nelle parole di Gentiloni: “Il terrorismo è andato consolidandosi in questi anni nel Sahel, in Africa, ed è questo uno dei motivi per i quali una parte delle forze che sono state dispiegate in Iraq – questa è la proposta che il governo farà in Parlamento – saranno dispiegate nei prossimi mesi in Niger, con una missione che avrà il ruolo di consolidare quel Paese, contrastare il traffico degli esseri umani e contrastare il terrorismo”.

Secondo Jean-Pierre Darnis, responsabile del Programma di ricerca Sicurezza, Difesa, Spazio dello IAI, la nuova missione italiana in Niger rappresenta per l’Italia la saldatura tra “un interesse nazionale essenzialmente rivolto alla Libia” e “la visione francese, tedesca e statunitense di stabilizzazione dell’intera zona saheliana, con un connubio fra lotta al terrorismo, stabilità delle frontiere, contrasto all’emigrazione clandestina e sviluppo locale” (qui la sua analisi).

Alcuni hanno criticato la “missione in teatro di guerra” che “rischia di prestarsi alla violazione dei diritti umani di tante persone perseguitate, che cercando di fuggire dalle zone di conflitto”.

Al di là di polemiche e del dibattito contingente, alla luce del lungo processo di evoluzione post-bipolare della Difesa italiana e della considerevole trasformazione militare avvenuta, è opportuno evidenziare gli elementi di continuità e discontinuità della missione, nonché gli aspetti-chiave che consentono di illustrare lo stato attuale della Difesa. In altre parole, prendendo spunto dalla discussione attuale relativa alla missione in Niger è possibile – attraverso uno sguardo più ampio – illustrare lo “stato dell’arte” della Difesa italiana ed i suoi tratti peculiari. Eccone alcuni:

  • Come accade spesso, l’iter parlamentare relativo ad una operazione militare nazionale non appare “lineare”. L’Italia, infatti, contrariamente ad altri paesi (per esempio la Germania), non si è dotata (per decenni…) di una legislazione chiara sul ruolo delle Camere in materia di approvazione di operazioni militari oltre frontiere (per una riflessione accademica sul tema si rimanda ai paper e ai lavori di alcuni autori di questo convegno). La retorica delle “operazioni di polizia internazionale” (inaugurata nel 1990-91 ai tempi di “Desert Storm”) e delle “missioni di pace” ha consentito per anni di bypassare i limiti costituzionali, tanto che spesso gli interventi sono stati approvati da deputati e senatori dopo l’effettivo impiego delle forze militari (come nel caso del Kosovo nel 1999). Le riforme successive (1997, 2000), pur “regolamentando” la pratica del rifinanziamento, non hanno fatto chiarezza, limitando nei fatti il dibattito nelle aule parlamentari, riducendo così gli audience costs per il governo di fronte ad una opinione pubblica spesso in disaccordo sulle missioni, e garantendo ad un generalizzato sostegno bipartisan sulle “operazioni di pace” uno scarso – ma funzionale – livello di attenzione politica. Solo nel dicembre 2016 l’Italia si è dotata (finalmente!) di una legge organica sulle missioni. Vedremo, a partire dal caso del Niger, se le cose cambieranno e se il parlamento avrà effettivamente un ruolo più incisivo riguardo le operazioni oltre confine (costi, obiettivi, durata, regole di ingaggio, ecc.);
  • La missione in Sahel conferma un tratto dominante dell’impegno militare italiano oltre frontiera: il ruolo dell’addestramento delle forze locali. Il training delle forze di sicurezza e di polizia è divenuto cruciale nelle odierne operazioni (in particolare di quelle di stabilizzazione e di contro-insorgenza) data la necessità di rafforzare la capacità delle strutture statuali delle aree di intervento nel garantire con proprie forze la sicurezza, limitando al contempo i boots on the ground di forze occidentali. Gli italiani, inoltre, impiegano da anni un asset particolarmente apprezzato e richiesto: i Carabinieri. Data la loro natura “mista” essi infatti hanno da lustri collezionato una vasta esperienza di formazione di forze locali. Ma anche altre forze nazionali sono state constatemene impiegate nell’addestramento, come avvenuto anche di recente in Iraq, nei confronti dei soldati iracheni e delle milizie curde. Appare interessante notare come all’addestramento si accompagni spesso un processo di supporto e di assistenza delle forze locali sul campo, anche in operazioni di combattimento (come sta ancora avvenendo in Afghanistan nonostante il buio mediatico). Vedremo se anche in Niger accadrà lo stesso (di certo il livello di attenzione dei media scommettiamo rimarrà molto limitato se non assente..);
  • Al di là delle polemiche attuali relative al controverso rapporto con la Francia, la missione in Niger conferma la centralità di quella che può essere considerata la caratteristica dominante del complesso percorso di trasformazione delle forze armate italiane: l’interoperabilità multinazionale. In altre parole, la capacità delle forze di operare sul campo assieme ad altri contingenti. L’Afghanistan ha dimostrato il livello di sviluppo di tale interoperabilità, soprattutto all’interno di framework multilaterali, in primis la NATO. Vedremo se anche nel caso del Niger il contesto multilaterale si confermerà come linea guida centrale della politica di difesa italiana oppure se l’operazione avverrà (come più raramente è successo) in uno scenario multinazionale, forse preludio di uno sviluppo “a cerchi ristretti” delle difesa tra paesi europei;
  • Come già avvenuto più volte nel contesto bipolare, l’Italia impiega il proprio strumento militare per contrastare minacce non militari, come appunto l’”immigrazione clandestina” o il crimine organizzato. Dalle operazioni navali contri pirateria e traffico di essere umani, fino all’uso della portaerei Cavour in seguito all’”emergenza umanitaria” di Haiti, l’Italia da anni schiera i proprio soldati (all’estero ma anche in Italia) contro tali minacce “multidimensionali” alla sicurezza nazionale (per un’analisi cross-time dell’uso delle forze armate italiane contro minacce non militari si veda questo paper). Terrorismo e flussi migratori appaiono i due temi-chiave anche della missione in Niger;
  • Infine, la missione in Niger sembra rappresentare un passaggio-centrale nel processo che potremmo definire di “riposizionamento strategico” dell’Italia, evidente (almeno nelle intenzioni) dal Libro Bianco 2015 (per un’analisi approfondita si veda qui). Il Mediterraneo viene definito, infatti, come l’area strategicamente centrale per l’interesse nazionale italiano: “La nostra posizione geopolitica, centrale nel bacino Mediterraneo, inoltre, ci offre opportunità, ma anche ineludibili obblighi. L’Italia è capace e desiderosa di esercitare un ruolo riconosciuto di responsabilità nella sua area di riferimento agendo, secondo le sue possibilità e in armonia con la Comunità internazionale, per contribuire alla pace e allo sviluppo regionale. In tale ottica, la Difesa metterà al servizio del Paese le sue multiformi capacità di capire, prevenire, affrontare e risolvere le situazioni di crisi e di sviluppare un tessuto di relazioni in grado di favorire la stabilizzazione dell’area mediterranea”. Proprio nel Mediterraneo, dalle operazioni navali fino alla Libia, l’Italia ha svolto (se con successo o meno non stiamo qui a giudicarlo) un ruolo di primo piano negli ultimi anni. Certo, dall’impegno umanitario di Mare Nostrum alle controverse decisioni adottate questa estate rispetto al tema del “rafforzamento della guardia costiera libica” e al traffico di migranti (ampiamente, e con estremo dettaglio, denunciate da organizzazioni che tutelano i diritti umani) il cambiamento è apparso considerevole. Dalle parole dei decision-makers italiani relativi alla missione in Niger, sembra poi che si stia verificando uno shift considerevole in materia di impegno militare nazionale, dall’Afghanistan e l’Iraq (i teatri centrali della presenza militare italiana nel post-11 settembre) fino al Sahel (chiamato un po’ stranamente “Mediterraneo allargato”…).

Vedremo se tale percorso di “riposizionamento strategico” sarà effettivo o meno solo in futuro. Nelle prossime settimane avremo notizie più dettagliate relative all’impego militare italiano in Niger. Venus continuerà a seguire da vicino la missione, cercando sempre di collegare gli eventi della difesa italiana (e non solo) al dibattito accademico (seppur limitato nel caso nazionale, comunque presente).

Nel frattempo Venus va in vacanza qualche giorno e augura ai suoi lettori buone feste…

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Italy from Crisis to Crisis: Political Economy, Security, and Society in the 21st Century

We are really pleased to recommend you this book, just published: “Italy from Crisis to Crisis: Political Economy, Security, and Society in the 21st Century“, edited by Matt Evangelista (Routledge, 2017).

Here you’ll find the table of contents

Among the contributors: Sidney Tarrow, Jonathan Hopkin, Julia Lynch, Elisabetta Brighi and many others. Also “our” Fabrizio Coticchia wrote a chapter on Italian post-Cold War defense policy.

Here below a summary of the book

Italy from Crisis to Crisis seeks to understand Italy’s approach to crises by studying the country in regional, international, and comparative context. Without assuming that the country is abnormal or unusually crisis-prone, the authors treat Italy as an example from which other countries might learn.

The book integrates the analysis of domestic politics and foreign policy, including Italy’s approach to military interventions, energy security, economic relations with the European Union (EU), and to the NATO alliance, and covers a number of issues that normally receive little attention in studies of “high politics,” such as information policy, national identity, immigration, youth unemployment, and family relations. Finally, it puts Italy in a comparative perspective – with other European states, naturally – but also with Latin America, and even the United States, all countries that have experienced similar crises to Italy’s and similar – often populist – responses.

This text will be of key interest to scholars and students of, and courses on, Italian politics and history, European politics and, more broadly, comparative politics and democracy.

 

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Nasce l'”Osservatorio sui Conflitti”

Venus è lieta di dare risalto al nuovo “Osservatorio sui Conflitti” creato dal Dipartimento di Scienze Politiche (DISPO) dell’Università di Genova.

Qui trovate tutte le informazioni su questo centro di ricerca e i dettagli relativi agli eventi (passati e futuri) organizzati a Genova.

L’”Osservatorio sui Conflitti” si pone lo scopo di creare “un centro per lo studio dell’evoluzione della sicurezza internazionale, dei conflitti contemporanei, della politica comparata, del pensiero politico sulla pace e sulla guerra“. Da segnalare (come emerge dal profilo del comitato scientifico) l’approccio interdisciplinare (e internazionale) allo studio dei conflitti.

I temi di ricerca affrontato dall’Osservatorio riguardano “lo studio dei conflitti, del pensiero politico relativo alla pace e alla guerra, della relazione tra narrazioni strategiche e sicurezza, della trasformazione militare, del terrorismo, delle politiche estere e di difesa in Italia ed in Europa, del peacebuilding, del rapporto tra partiti e politica estera“.

La “sede” del centro è rappresentata unicamente dalla sua piattaforma web.

L’Osservatorio si collega anche al nostro blog per una serie di iniziative alle quali daremo visibilità in futuro.

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Guest Post. Italian Foreign Policy: To Take Arms against a Sea of Troubles?

We’ve already talked about the special issue on Italian foreign policy recently published by the Italian Political Science Review / Rivista Italiana di Scienza Politica.

Here below we present two very interesting papers published in the special issue.  We would like to thank the authors for the summary of their papers.

 

  • Italy and the Universal Periodic Review of the United Nations Human Rights Council. Playing the two-level game

By Andrea Cofelice*

“The Human Rights Council is built on the same foundations of our Constitution: human rights and international peace, to be sought through dialogue among peoples of different cultures”. This brief excerpt from a speech delivered by the former President of the Italian Republic Giorgio Napolitano in 2011, singles out a relevant component of Italy’s foreign policy, namely the promotion of human rights, multilateralism, and the international system governed by the rule of law. This “national role conception”, which is constantly reaffirmed by Italian highest-level political representatives and diplomats in multilateral contexts, does not denote a legitimization of an intransigent pacifism, but rather epitomizes a concrete political choice dictated by the realism suited to a middle-sized power, indicating the community of nations as the frame of reference for Italy’s place in the world.

Due to the relevance of human rights and multilateralism for Italy’s foreign policy, this article aims to assess Italy’s actual behaviour in the framework of the United Nations Human Rights Council, that is the main multilateral forum dealing with human rights at the global level. The focus, in particular, is on the Universal Periodic Review (UPR), i.e. a peer review mechanism launched in 2008, through which all UN member states can make recommendations to each other regarding human rights practices. Since it represents a new global approach in the promotion of human rights, how it performs and how credibly its work is viewed will considerably impact on the perceptions of the Human Rights Council more broadly.

Drawing on role theory, liberal and constructivist institutionalism, and the two-level game approach, the analysis reveals that Italian decision-makers played parallel games at the domestic and international tables of the UPR, and managed to adapt country’s human rights foreign policy goals according to the different social contexts where they operated. Indeed, while in the review phase in Geneva, Italy sought legitimacy for both its policies and its status as an international ‘human rights friendly’ actor, at domestic level a policy of inactivity was chosen, in order to minimize the impact of the most costly UPR recommendations, and protect the dynamics of domestic politics. These findings concur to convey the idea that, in its foreign policy, Italy tends to adopt an instrumental approach towards human rights promotion in order to gain international reputation.

 

  • Italy and the Fiscal Compact: Why does a country commit to permanent austerity?

By Manuela Moschella**

The paper sheds light on the factors that led the Italian government to accede to the Fiscal Compact – an international Treaty whose implementation is, at least, problematic for a country with high debt and low growth as Italy is. Specifically, the paper investigates Italian policymakers’ preferences during the negotiations.

Based on a systematic examination of the public pronouncements of the key government officials that led the Italian negotiating team, the article found only limited support for the propositions according to which the government used the Fiscal Compact to led a dysfunctional political system to adopt sound macroeconomic policies. Likewise, the analysis does not support the conclusion that the Italian government supported the Compact out of a profound belief about the benefits of the enhanced fiscal discipline that the Treaty stipulates. Government members did not reject the principle of fiscal discipline as a good practice to be followed. However, they were not significantly persuaded that this was the best strategy to follow in the period under investigation. In short, the analysis thus not lend support to the basic propositions that underpin the logic of the ‘external constraint’ as articulated in most of the scholarship that examined the Italian stance in the negotiations for the Maastricht Treaty.

If the logic of the ‘external constraint’ is not substantially supported by the documentary evidence, the logic of punishment was key in inducing the government to support the Treaty. In particular, Italian government officials were deeply convinced that the country was in no position to articulate a serious criticism to the edifice of the Treaty because doing otherwise would have led to adverse market reaction. Interestingly, this conclusion was reinforced by the fact that, at the time the Fiscal Compact was negotiated, the Eurozone had still not developed its crisis management framework. Such an institutional gap in the EMU governance exposed Italy to the risk of entering into a financial crisis without a serious insurance from other Eurozone members. Furthermore, the fact that the Fiscal Compact was embedded in a larger set of fiscal rules that would remain in place, even if the Treaty were to be rejected, contributed weakening opposition to the new provisions.

In addition to the institutional set up, the documentary evidence reveals that the weight attributed to market instability was amplified by the pro-European attitude of key government officials. Specifically, the strong pro-European orientations of Monti and Moavero contributed to the conclusion that Italy had to remain at the negotiating table – its costs notwithstanding.

 

Here you’ll find the link to the whole Special Issue.

 

We would like to thank again the authors.

*ANDREA COFELICE Centre for Studies on Federalism, Turin.

** MANUELA MOSCHELLA Scuola Normale Superiore, Pisa-Florence.

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Culture, interests, multidimensional threats, and Italian defence policy

We are pleased to talk about a paper that has been just published on the Italian Review of Political Science. The article, which is part of an interesting Special Issue on Italian foreign policy, focuses on the Italian military post-Cold War dynamism, aiming at assessing the role played  by interests and culture in addressing multidimensional threats to national security.

The paper (Stick to the plan? Culture, interests, multidimensional threats, and Italian defence policy“) is co-authored by (our) Fabrizio Coticchia and Michela Ceccorulli.

Here the link to the paper (gated)

Here below you can find the abstract:

The international context seems to be increasingly exposed to multidimensional and transnational challenges, ranging from irregular migration and piracy to the violation of basic human rights. Rather than excluding a potential role for the military, many European states rely on it to face a complex security scenario. What are the reasons behind this activism? Taking Italy as a case study, this article works out two main arguments (ideational factors and interests relating to the so-called military–industrial complex) and tries to intercept their weight in the national debate leading to the decision to intervene militarily (or not) in Sri Lanka (2004–05), Haiti (2010), and in the Central Mediterranean (2015–). Ultimately, this effort contributes to understanding the role of the military instrument in Italy, a state particularly exposed to the new challenges ahead, and offers tools for research to be potentially applied in other countries that make similar use of armed forces to deal with non-conventional security threats.

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Il caso F35. Una prospettiva diversa.

I temi della Difesa sono spesso relegati agli angoli dalla discussione pubblica in Italia. Gli approfondimenti sono tendenzialmente scarsi e il livello complessivo di attenzione di media e opinione pubblica è generalmente limitato. Eventi drammatici, spesso in contesti di crisi, contribuiscono ad incrementare un interesse collettivo che permane però volatile, destinato ad affievolirsi in fretta.

Un tema che ha suscitato invece una considerevole (e costante) attenzione è stato quello della controversa acquisizione del caccia JSF F-35. Le ragioni di tale “ribalta” sono state molteplici: i costi del mezzo in uno scenario di crisi, il dibattito politico, le campagne dei movimenti pacifisti.

Sul tema, segnaliamo con piacere un recente articolo del nostro Fabrizio Coticchia, dal titolo: “A Controversial Warplane Narratives, Counternarratives, and the Italian Debate on the F-35“.

Il paper è uscito in early view nella rivista “Alternatives“. Qui il link al pezzo (gated)

L’articolo (ne avevamo parlato di una sua versione precedente qui) esamina, da una prospettiva interdisciplinare, il contenuto delle narrazioni e della contro-narrazioni adottate da partiti e movimenti pacifisti. I suoi risultati (basati su interviste, analisi del discorso e analisi del contenuto) evidenziano l’evoluzione dei plot al centro del dibattito e la capacità delle contro-narrazioni (grazie alla capacità della campagna e ad un contesto partitico mutato) di introdurre i propri frame nella discussione.

L’articolo è parte di un progetto di ricerca più ampio, che si concretizzerà in una monografia, scritta da Fabrizio Coticchia e Andrea Catanzaro, dal titolo: “Al di là dell’Arcobaleno: narrazioni strategiche, politica di difesa e movimenti pacifisti in Italia’”, Vita e Pensiero (di prossima pubblicazione).

In calce l’abstract del paper

The literature on strategic narratives has started to pay growing attention to the concept of “narrative dominance,” stressing the role played by counternarratives in hindering a wider acceptance of a specific message. However, limited consideration has been devoted to counternarratives, which have seldom been assessed in a systematic way. The aim of this article is to fill these gaps by examining the underrated case of Italy. The article investigates the main content of narratives and counternarratives developed by parties and peace movements regarding the decision to acquire the F-35. The article, which is based on primary and secondary sources, adopts a multidisciplinary approach, combining security studies and social movement studies.

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No time for Uncertainty. The European Defense and Security in the Time of Terror: Threats, Challenges and Opportunities

We are organizing a panel at the next SGRI conference (Trento, June 29-July 1).

As reported in there website: The annual SGRI Conference is an opportunity for scholars throughout Italy to come together and discuss topics that are relevant to international relations. The 2017 Conference will be held for the sixth time in Trento from June 29th to July 1st and will be organized by IPLab (International Politics Laboratory), a joint venture involving the Bruno Kessler Foundation and the University of Trento.

Here you’ll find a list of the all panels.

Here below the details of “our” panel (“No time for Uncertainty. The European Defense and Security in the Time of Terror: Threats, Challenges and Opportunities“):

Chair: Giampiero Cama (University of Genova)
Discussants: Francesco N. Moro (University of Bologna) & Fabrizio Coticchia (University of Genova)

Date: TBD
Room: Sala Grande

According to the European Union Global Strategy “terrorism, hybrid threats, economic volatility, climate change and energy insecurity” are significantly endangering Europe (EUGS, 2016). The EUGS emphasizes the need for an “appropriate level of ambition and strategic autonomy”, enhancing common efforts especially on cyber, counterterrorism, energy and strategic communications. In other words, Member States should “move towards defence cooperation as the norm”, providing a greater contribution to collective security, working closely with its allies and partners, such as NATO. The panel aims at collecting empirical papers that, through different methodological perspectives, try and understand how current transformations (political, such as Brexit and Trump election but also technological, such as the “rise” of drones) are impacting traditional European and national security practices.

The panel explores how Member States, as well as the EU, have faced so far the above- mentioned challenges, examining in details the following key-areas: (a) shared assessments of internal and external threats (e.g., Intelligence, Surveillance and Reconnaissance, including the role of Remotely Piloted Aircraft Systems and satellite communications); (b) the evolution of digital capabilities to secure data, networks and critical infrastructure; (c) the transformation of (national and European) counter-terrorism; civil-military relations in operations; (d) the development of European procurement (especially regarding full- spectrum land, air, space and maritime capabilities); (e) the military doctrines at the national and regional level.

Confirmed Papers: 

  1. Edoardo Baldaro (Scuola Normale Superiore – Pisa), The EU in the Sahel: Assessing Strengths and Limits of the European Integrated Approach to Conflict
    Nowadays the EU is facing renewed security threats coming from its instable Eastern and Southern borders. State fragility and civil conflicts in the peripheries are considered as factors that can endanger European internal security and cohesion, asking for concrete initiatives and responses by European institutions. The European Union Global Strategy (EUGS)introduces a new ‘integrated approach to conflict and crisis’, in order to propose innovative and shared solutions concerning conflict-management and crisis-relief.Adopting an ideational and social constructivist approach to the study of European foreign policy, this article aims to explore the “fragile state” and “resilience” concurring policy paradigms informing this new European strategic concept. Analysing the EU’s initiatives in the Sahel, one of the regions where the EU elaborated and tested its renewed approach, the paper underlines ideational and practical weaknesses of the European action, focusing the attention on three dimensions: 1) inter-agency efficiency and cooperation; 2) EU – member states coordination; 3) effects on local governance and environment. We finally argue that even if the EUGS is going in the right direction, the EU still suffers from cognitive problems and lacks internal cooperation.

    In the conclusion I argue that even if the EUGS is going in the right direction, the EU still suffers of cognitive and normative problems and pays a lack of internal cooperation, all factors that can still put into question the EU’s approach to fragility and conflict in the South.

  2. Eugenio Cusumano (Leiden University), Migrant Rescuing as Organised Hypocrisy: EU Maritime Missions Offshore Libya Beyond Humanitarianism and Border Control
    In October 2014, the Italian Navy maritime Search and Rescue (SAR) operation offshore Libya Mare Nostrum was replaced by the EU border agency Frontex operation Triton, followed in 2015 by the Common Security and Defence Policy mission EUNAVFOR Med ‘Sophia’. Both Triton and EUNAVFOR have increasingly advertised their  involvement in SAR operations. As the two missions focused on reducing illegal entries to Europe rather than SAR, their commitment to migrant rescuing was not matched by consistent action. This paper conceptualizes the mismatch between humanitarian rhetoric and activities primarily meant to reduce migrant flows as a form of organised hypocrisy. Based on a decoupling between talk and action, organised hypocrisy allowed EU maritime missions to reconcile contradictory pressures from their external environment, such as EU willingness to reduce maritime migrations and the normative imperative to act against the loss of life at sea
  3. Artem Patalakh (University of Milan Statale), Soft Power Revisited: How Attraction Works in International Relations
    The paper puts forward a constructivist interpretation of how Joseph Nye’s soft power works in International Relations (IR). In particular, it focuses on the functioning of attraction, soft power’s main pronounced mechanism. On the basis of a theoretical literature review, the author identifies three primary issues that require further specification in Nye’s account, namely a clear disentanglement between hard and soft power, a psychological mechanism behind attraction and the relationship between agentic and structural forces in the soft power relationship. To address these issues, the author locates soft power in the constructivist IR paradigm, viewing power in its broadest terms (as including all the four “faces” of power). Then, the author applies French and Raven’s typology of power bases to build a framework that classifies attraction into three types, each with a particular psychological mechanism: “rational” attraction (which means that actor A is positively evaluated by actor B of the basis of its actions that do not aim at other IR actors), “social” attraction (which implies that A is positively evaluated based on how it treats other IR actors) and “emotional” attraction (which happens if B is positively evaluated by A, because B is useful for A to fulfill its identity, its perceived position among other IR actors). Having said this, the author uses insight from social psychology to provide theoretical explanations for each type of attraction, illustrating them with relevant examples from contemporary international politics.

  4. Mirco Elena (USPID)

 

 

See you soon in Trento…

 

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Call for papers – SISP Annual Convention 2017

We are pleased to announce the call for papers for the next SISP (Società Italiana di Scienza Politica) Annual Convention.

The conference will be hosted by the University of Urbino (14-16 September 2017)

Here you’ll find all the info on the convention. You should register at MySISP.

You can submit your abstract before May 29th. Among panels (which can be found in the MySISP section) we suggest the following (also because you’ll find Venus..):

Section “International Relations”

Panel 8.2 “Political parties and Foreign Policy. Theories, approaches, and empirical research in the field of Foreign Policy Analysis (FPA)

Chairs: Giampiero Cama, Fabrizio Coticchia

According to Kaarbo (2015), many of the International Relations (IR) theories still ignore “decades of research in foreign policy analysis” on how domestic political and decision-making factors affect actors’ choices and policies. Several authors attempted to integrate Foreign Policy Analysis (FPA) and Role Theory and National Role Conceptions (NRC), stressing how FPA can provide insights into the mass—elite nexus and intra-elite conflicts, while the NRC literature could incorporate the use of ideas and identity in foreign policymaking. Despite a significant attention towards the role of Italian (and European) national identity and its defense policy, such attempt has been seldom addressed. On the contrary, FPA is still marginal within the Italian (and even European) theoretical debate while the few analyses on political actors, parties and foreign and security issues have developed theoretical approaches explicitly related to FPA. Concerning Italy, some authors provided a comprehensive analysis of post-Cold War foreign policy, stressing the role of ideas and discourse in the interplay between strategic actors and strategically selective context. Other have focused on the role-concept that Italy developed in the first years after its reunification, emphasizing its inconsistency and the “perverse” dynamic between internal weakness and international recognition. However, scarce interest has been devoted (by the Italian as well as by the European literature) to the relationship between political parties, coalitions, foreign and defense policy. Therefore, a greater “attention to human decision makers”, which is conceived the fundamental contribution of FPA to IR (Hudson 2005), could be extremely relevant for the development of the debate, also in comparative perspective (Europe and beyond).
The panel aims at addressing such need, exploring FPA contributions from different theoretical and geographical perspectives. Thus, we invite papers that investigate: the interactions between the domestic structure of European countries and the international context; the material and ideational factors as determinants of state behaviour; the formation of domestic preferences (by looking at political elites and significant domestic groups that are involved in the decision-making process); domestic constraints to the executive’s power in foreign policy; the personalization of politics and coalition foreign policy; the impact of party ideology on foreign policy, etc.

 

Section “Research Methodology”

(Italian) Panel 11.2 La ricerca empirica nelle Relazioni Internazionali. Metodi e prospettive a confronto

Negli ultimi due decenni la ricerca empirica nell’ambito delle Relazioni Internazionali ha acquisito notevole forza. I temi di ricerca spaziano, andando a intersecarsi con la politica comparata, l’economia, l’analisi delle politiche pubbliche. Allo stesso modo, i metodi utilizzati dai ricercatori nei loro studi si sono diversificati e raffinati. Riteniamo sia importante un momento di riflessione sul rapporto fra teoria e ricerca empirica, così come un confronto fra ricercatori che lavorano prevalentemente con metodi quantitativi e ricercatori che lavorano prevalentemente con metodi qualitativi, per evitare la formazione di compartimenti stagni e lavorare alla complementarietà degli approcci. Proponiamo dunque una tavola rotonda che metta a tema il percorso svolto fino a ora dalla ricerca empirica nelle Relazioni Internazionali, proponga riflessioni sulle direzioni future e favorisca un confronto costruttivo fra esperti di metodi diversi.
I partecipanti alla tavola rotonda che hanno già confermato la propria disponibilità sarebbero i seguenti:
Stefano Costalli (Università di Firenze) – Chair
Fabrizio Coticchia (Università di Genova)
Federica Genovese (University of Essex)
Francesco Moro (Università di Bologna)
Chiara Ruffa (Swedish Defense University)
Andrea Ruggeri (University of Oxford)

 

See you in Urbino.

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Venus in Arms at ISA Baltimore…Papers and Panels

Also this year Venus in Arms will be at the ISA Annual Convention, which will be held in Baltimore (22-25 February 2017). Almost 6000 attendees are estimated!

Here you can find all the info about the conference

Here you can browse the programme

Our Fabrizio Coticchia and Francesco Moro will present two papers. Here below some details on their (very promising) panels:

Military Learning
Thursday, February 23, 10:30 AM – 12:15 PM

The papers on this panel examine not only lessons learned, but the processes by which military organizations learn and update tactics and appraise their effectiveness. Some focus on internal pathways and others consider how lessons are learned by bystanders watching foreign wars.

Chair and Discussant: Terry Terriff (University of Calgary)

Papers

  • The Sources of Military Learning: Organisational Learning and Military Change during the Iraq War and ISAF – Tom Dyson (Royal Holloway, University of London)
  • Through military lenses. Security perceptions and learning in the case of Italian armed forces
    – Lorenzo Cicchi (EUI – European University Institute), Fabrizio Coticchia (University of Genoa),  and Francesco N Moro (University of Bologna)
  • The Influence of Foreign Wars on Domestic Military Policy: The Case of the Yom Kippur War’s Influence on the American Military – Jonathan E. Czarnecki (Naval War College Monterey), Robert Tomlinson (U.S. Naval War College)
  • Explaining Military Tactics: Organizational Routines and the British Army in Multinational Missions – Cornelius Friesendorf (Goethe University Frankfurt and Peace Research Institute Frankfurt)
  • Forgetting the Past?: Vietnam, the Cold War, and US Army Doctrine from Active Defense to AirLand Battle – Peter Campbell (Baylor University)

Narrative encounters with foreign and security policy
Thursday, February 23, 1:45 PM – 3:30 PM

It has been suggested that we in International Studies have witnessed something of a ‘narrative turn’ in recent years; this ‘turn’ has manifest in several ways. First, scholars have begun to elicit narrative accounts of the life experiences of their research participants, to understand how people in various institutions narrate their own subjectivity. Second, analysts have turned to narrative materials – fiction books, journals, blogs – as rich sources of information about global politics. Third, researchers have begun to treat global policies and documentary materials (such as presidential statements, reports, and resolutions) as forms of narrative, and investigated these sources for the presence of meta-narratives, the better to understand how we make sense of such materials through our story-telling capabilities. This panel contributes to debates about narrative in all three of these ways, and in so doing represents a methodological, theoretical, and empirical contribution to this emerging field of study.
Chair: Michael Alan Lewis (George Mason University)
Discussant: Laura Mills (University of St Andrews)

Papers

  • Feeling Unsafe ~ Exploring the Impact of Nuclear Evacuation – Ronni Alexander (Kobe University)
  • Narratives of border crossing among Syrian refugees arriving into Germany – Isis Nusair (Denison University)
  • A different story: strategic narratives, security issues and peace movements in Italy – Andrea Catanzaro (University of Genova) and Fabrizio Coticchia (University of Genoa )
  • (In)security, violence and masculinity –ontological narratives of the Black Sea Region in the 21st century – Ivan Cristina Mihaela (The National Intelligence Academy Mihai Viteazul)

 

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“Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo” (2017)

Anche quest’anno il Dipartimento di Scienze Politiche (DISPO) dell’Università di Genova organizza il ciclo di seminari. “Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo”, che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore.

Tali eventi, direttamente collegati ai corsi “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace” di Andrea Catanzaro e del nostro Fabrizio Coticchia, e del corso di Relazioni Internazionali di Giampiero Cama, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui i tre seminari organizzati per Marzo e Aprile.

Il seminario esamina il complesso processo di integrazione del mercato europeo della difesa alla luce dei più recenti eventi (“Brexit”, EU Global Strategy, European Defence Action Plan, elezione del Presidente Trump) e le sue possibili implicazioni politiche e istituzionali. Alla fine del seminario saranno brevemente presentate le attività di stage proposte dallo IAI – Istituto Affari Internazionali di Roma.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’evoluzione del rapporto tra ricerca scientifica, informazione e movimenti nell’ambito degli studi sulla pace e la sicurezza in Italia. Il recente rapporto di “Osservatorio Mil€x” sulle spese militari in Italia rappresenta una interessante occasione per affrontare i temi della difesa e della sicurezza dal punto di vista “empirico”. Appare sempre più opportuno, infatti, interrogarsi sullo stato della “peace research” in Italia, per comprenderne le cause del lento affermarsi nella penisola e le caratteristiche dei più recenti sviluppi.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’arco di instabilità che caratterizza la sponda meridionale del Mediteranno, con particolare riferimento alla Libia e al Sahel. L’obiettivo sarà quello di illustrare la recente evoluzione dei conflitti locali, il ruolo di organizzazioni criminali e terroristiche, e la complessa relazione tra gli stati dell’area ed i paesi europei in rapporto ai temi della sicurezza. Il workshop cerca di esaminare in modo approfondito tali argomenti grazie alla vasta conoscenza in materia degli autori, i quali da anni svolgono ricerca sul campo.

Ci vediamo a Genova (ci saranno delle grosse novità per il secondo anno del workshop su “Conflicts&Institutions di Giugno…stay tuned)

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